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Su quanto prefigurato al Comitato interministeriale di indirizzo, coordinamento e controllo sulla Laguna di Venezia (il cosiddetto ‘Comitatone’) dello scorso 7 novembre,  pubblichiamo il commento di Lidia Fersuoch.

 

Venezia, 8 novembre 2017

Dal Comitatone porte aperte alle navi di ogni stazza e dimensione in Laguna

Il Comitatone del 7 novembre 2017 ha approvato una delibera, che, per sviluppare la croceristica, reale scopo del governo, individua ben tre accessi, e forse altri ancora, alla Laguna. Unico voto contrario, quello del sindaco Ferro di Chioggia, vero eroe della giornata perché il solo a tutelare la Laguna.

Grazie a Delrio, ai comuni di Mira, Venezia, Cavallino-Treporti e Jesolo, a Zaia e ai ministeri competenti, la Laguna diventa così un colabrodo, un porto diffuso che nemmeno Paolo Costa poteva sognare e che invece gli ambientalisti o semplicemente le persone interessate alla tutela della bellezza e fragilità di Venezia e della sua Laguna potevano immaginare nei peggiori incubi.

Il grottesco è che non si pongono limiti massimi di tonnellaggio, bensì limiti minimi!

E non si individua una via di accesso alternativa a quella vietata (come prescriverebbe il decreto Clini-Passera) ma se ne indicano ben tre! Se oggi il limite posto dal detto decreto sarebbe 40 mila tonnellate ma di fatto è 96 mila, la delibera del Comitatone prevede per le navi sopra (sottolineiamo sopra!) le 130 mila tonnellate l’ingresso per la bocca di Malamocco, il passaggio per il Canale dei Petroli e l’attracco a Marghera, nel Canale Nord; per quelle sotto alle 130 mila tonnellate consente egualmente il transito per il Canale dei Petroli e poi per il Canale Vittorio Emanuele (da escavarsi, e per cui non c’è nemmeno la certezza della Via!) e l’approdo alla Marittima; per quelle sotto le 40 mila tonnellate conferma l’ingresso per il Lido, il passaggio per il Bacino e l’attracco alla Marittima, di cui ribadisce la centralità. Ma non solo: per queste navi minori sono possibili anche altri attracchi, forse Chioggia o chissà.

Interessante notare che il sindaco di Venezia ha ottenuto che, quale approdo delle grandi navi a Marghera, nella delibera non venisse genericamente indicato il Canale Nord, com’era in bozza, ma precisamente la sponda nord del Canale Nord. Area di più facile accesso da terra, ma privata, e fra le più inquinate di Marghera, trovandovi luogo, un tempo, la lavorazione del carbone. Tempi lunghi dunque e incerto futuro.

Certissima invece è la mancanza di limitazione alle dimensioni delle navi, se non quella imposta dalla presenza delle linee dell’elettrodotto, che il sindaco di Venezia durante la seduta ha chiesto venga presto interrato.

Nessun limite! Il sindaco di Venezia ha anche richiesto come necessaria la costruzione del mini offshore commerciale per navi container, probabilmente come vorrebbe il presidente dell’Autorità di sistema portuale a Santa Maria del Mare, un luogo di grande valore paesaggistico, nel cantiere dei cassoni del Mose che per legge deve invece essere smantellato.

La Laguna diventerà dunque un porto diffuso per navi commerciali e croceristiche di ogni stazza e lunghezza, ma prevalentemente di enorme tonnellaggio, assecondando l’imperante tendenza al gigantismo. La Laguna si piega così alle navi e agli armatori.

E il Canale dei Petroli, artefice della distruzione della Laguna, dovrà essere potenziato e verosimilmente raddoppiato e delimitato da scogliere (il progetto c’è già e data al 2013), dovendo accogliere come minimo 1000 transiti navali in più e di navi sempre più grandi.

Ricordiamo che gli studi scientifici, reperibili anche in rete, provano indiscutibilmente che l’erosione di cui soffre il bacino lagunare centrale (vale a dire la voragine ai lati del primo tratto del Canale dei Petroli nonché l’atrofizzazione della rete dei canali naturali) è dovuta agli effetti idraulici del Canale stesso e al traffico navale che vi si svolge.

Secondo le leggi e i piani vigenti, il Canale dei Petroli deve essere invece ridimensionato e riconfigurato, riducendone l’impatto negativo. Le leggi speciali prevedono infatti – come ha ricordato inutilmente con una lettera a Delrio il nostro presidente nazionale – il «riequilibrio idrogeologico della laguna», «l’arresto e inversione del processo di degrado del bacino lagunare e l’eliminazione delle cause che lo hanno provocato», e «l’innalzamento delle quote dei fondali determinatesi per l’erosione presso le bocche di porto e nei canali di navigazione».

Rileviamo inoltre che si rischia di imboccare una strada simile a quella presa per il Mose: la decisione di ieri si qualifica come meramente politica, aprioristica, non presa sulla base di un progetto definito (che non è stato presentato), e svincolata da qualsiasi valutazione scientifica. Rileviamo anche l’assoluta mancanza di informazione e trasparenza, per non parlare dell’assenza del dibattito pubblico e della comparazione fra i progetti, da sempre richiesti da Italia Nostra e prescritti dal nuovo Codice dei contratti pubblici.

Dal Comitatone nessuna tutela della Laguna, dunque. E rimarchiamo oltre l’incredibile assenza del ministro dell’Ambiente quella del ministro dei Beni e delle attività culturali, Franceschini, che ha presenziato solo alla discussione del primo punto all’ordine del giorno, riguardante la Legge speciale, e non alla discussione del secondo, relativo al problema della croceristica (nonostante la Laguna sia sottoposta alle norme di tutela del Codice dei beni culturali e del paesaggio). Posizione grave, che ci fa intendere come nemmeno dal ministero dei Beni culturali la Laguna venga considerata un bene culturale, prima che ambientale, di inestimabile valore.

Lidia Fersuoch
presidente della Sezione di Venezia di Italia Nostra

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