Appartamenti in affitto turistico: la soluzione di New York

Appartamenti in affitto turistico: la soluzione di New York

(Immagine dal New York Times: appartamenti in affitto nella zona recentemente rinnovata di East Harlem, New York. In quella zona è sorto il nuovo campus della Columbia University disegnato da Renzo Piano). Non solo Venezia è minacciata di stravolgimento socio-economico a causa del proliferare degli appartamenti sottratti alla residenza per essere affidati alle agenzie turistiche. Sull’onda delle polemiche generate negli ultimi mesi sono affiorati molti esempi di città e territori preoccupati per lo stesso fenomeno. E si è scoperto che la città di New York e l’intero Stato dallo stesso nome se ne sono occupati già dal 2010 e hanno risolto il problema in modo semplice e geniale: hanno semplicemente proibito di affittare appartamenti a chiunque per periodi inferiori a 30 giorni consecutivi. Applicata a Venezia, una tale misura risolverebbe il problema alla radice. Riportiamo sotto per intero un articolo del New York Times, dal quale traduciamo qui alcune righe:

Fin dal 2010 è illegale nello Stato di New York affittare un appartamento intero per meno di 30 giorni. Ma alcuni proprietari e affittuari hanno ignorato questa legge e hanno usato Airbnb per offrire i loro appartamenti in affitto per periodi molto più corti. La nuova legge dello Stato di New York permette alle autorità di imporre multe fino a 7.500 euro per chi è colto a inserire un appartamento in siti come Airbnb, dedicati alle offerte d’affitto.

La cosa infatti è tornata alla ribalta perché ora (ottobre 2016) lo Stato di New York ha verificato che sui siti web, e in particolare su airbnb, continua la pubblicità di appartamenti in affitto turistico. Ma essendo la cosa illegale lo Stato ha deciso che anche tale pubblicità lo è, e ha approvato una legge che rende la pubblicità un reato sanzionabile con misure appropriate. Questa legge, che di fatto riduce enormemente le entrate della potentissima airbnb, è stata firmata la mattina del 21 ottobre dal governatore dello Stato Andrew Cuomo, con il sostegno del sindaco di New York Bill de Blasio (che cosa direbbe Luigi Brugnaro se la Regione Veneto proponesse un provvedimento simile per Venezia? La risposta purtroppo viene da sola). Airbnb aveva messo in moto tutti i suoi mezzi economici e i migliori uffici legali per opporsi, come aveva già fatto a San Francisco per contrastare le riduzione delle giornate “affittabili” da 90 a 60 l’anno (a San Francisco aveva vinto, con l’appoggio dei proprietari di seconde case). Intanto, prevedendo che anche in Italia si leveranno proteste come la presente, airbnb ha pensato bene di assumere un consulente a sua difesa nientemeno che nella persona dell’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli. Ne diamo notizia specifica in un altro post.
Riportiamo qui sotto l’articolo del New Tork Times e un articolo del sito technocrunch che ben riassume i dati della questione.
Cliccare qui per leggere l’articolo sul New York Times.
Cliccare qui per l’articolo su techcrunch, che inizia così (nostra traduzione): “Airbnb ha presentato oggi un esposto contro la città di New York, il Procuratore capo Eric Schneiderman e il sindaco Bill de Blasio a causa di una legge che dichiara illegale la pubblicità di appartamenti che non possono essere affittati per meno di 30 giorni. La legge era stata approvata in giugno e la firmanecessaria è stata apposta dal governatore Andrea Cuomo questa mattina“.

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