Non si ferma la vendita dei beni comunali

Non si ferma la vendita dei beni comunali

Cambiano interlocutori ed operatori, ma continua la vendita o il tentativo di vendita dei beni comunali. Palazzi, altri immobili e isole nel pacchetto immobiliare.

Riportiamo due articoli di Enrico Tantucci sull’argomento pubblicati dalla Nuova Venezia del 23 febbraio.

Immagine immobiliare veneziana

La società proverà a vendere gli immobili del “pacchetto” del Comune, iniziando da Palazzo Donà
Immobiliare Veneziana dopo EstCapital
Non solo Palazzo Donà, «svuotato» dal personale dei servizi sociali della Municipalità e ceduto per 4 milioni di euro in vista di una successiva rivendita a privati per farne probabilmente l’ennesimo albergo. Il Comune ha girato all’Ive – l’Immobiliare veneziana, controllata da Ca’ Farsetti – quel che resta del Fondo Immobiliare «Città di Venezia», gestito senza grandi successi da EstCapital in questi anni e per il quale l’Amministrazione è riuscita a trovare un altro gestore. Nel frattempo, ha già sganciato dal Fondo e venduto Cassa Depositi e Prestiti Palazzo Diedo e Palazzo Gradenigo per circa venti milioni. Soldi che servono anche a rifondere la banca finanziatrice Unicredit, che vanta un debito di 8 milioni nei confronti di Ca’ Farsetti che va estinto acquistando appunto quote del Fondo immobiliare per un importo equivalente. Dal Fondo, gestito ora dall’Ive, è stato sganciato anche lo stadio Baracca, che l’Amministrazione non vuole più vendere, perché ancora utilizzato da società sportive. Resta, in conclusione, il bilancio fallimentare dell’operazione della creazione del Fondo immobiliare Città di Venezia – creato nel 2009 con l’amministrazione Cacciari e affidato poi per la gestione all’EstCapital gestita da Gianfranco Mossetto. Il Comune aveva incassato subito circa 41 milioni – circa la metà del valore delle quote – per le sue esigenze di bilancio, facendosele anticipare dalle banche. Ma ben pochi immobili sono stati nel frattempo venduti e Ive, con il pacchetto rimanente, si accolla un peso bancario di circa 43 milioni. Tra i beni immobiliari «ereditati» dall’Ive per essere messi sul mercato, l’ex scuola Monteverdi a Marghera, l’ex istituto tecnico Luzzati sempre a Mestre, una palazzina per uffici in via Portara, un terreno a Favaro Veneto, i Magazzini da Re, sempre in terraferma. E ancora la sala espositiva di Piazzetta Olivotti, l’ex sede della Carive in Piazzetta Giordano, Villa Ceresa, le aree adiacenti al garage di Piazzale Roma, l’ex ridotto sull’isola di Mazzorbetto, un terreno a Malamocco, un immobile residenziale a Sant’Erasmo. Immobili che non sarà facile «piazzare» sul mercato, come del resto non ci era riuscita EstCapital, nonostante il cambio di destinazione d’uso concesso proprio per favorire la vendita sul mercato. Potrebbe essere più facile «piazzare» Palazzo Donà, a cui pare interessata la Cassa Depositi e Prestiti, come Palazzo Diedo e Palazzo Gradenigo, ma che, a differenza di questi due, non è stato acquistato perché giudicato di metratura limitata per una valorizzazione di tipo ricettivo. Palazzo Donà è uno dei tre con questo nome che si affacciano su Campo Santa Maria Formosa, costruito tra il XV e il XVI secolo. (e.t.)

 

Immagine cassa ddpp polveri

Ultimi acquisti dal Comune Palazzo Diedo e Gradenigo, dalla Regione Palazzo Manfrin, più le isole
La Cassa Depositi intanto fa shopping
L’unica che compra palazzi in città in questo periodo è la Cassa Depositi e Prestiti che sta allargando sempre più il suo ventaglio di proprietà in laguna è ora pensa anche alla trasformazione in un albergo anche dell’isola di Sant’Angelo delle Poveri, nella laguna sud, lungo il canale Contorta, che ha acquisito da poco più di un anno. Ma che continua anche la sua campagna-acquisti in città, con il Comune come interlocutore privilegiato. La Cdp Investimenti ha infatti acquistato alla fine dello scorso anno, per 20 milioni complessivi, Palazzo Diedo e Palazzo Gradenigo, per i quali aveva già trattato con il commissario straordinario Vittorio Zappalorto. Per Palazzo Diedo, ex sede della procura della Pretura, c’è già il cambio di destinazione d’uso e il permesso di costruire appena approvato, secondo un progetto già presentato da EstCapital quando il palazzo faceva ancora parte del Fondo Immobiliare Città di Venezia da cui poi è stato sganciato. Un progetto che prevede la creazione di servizi igienici e magazzini al piano terra, funzionali al ristorante che si prevede di realizzare al piano ammezzato dell’edificio, mentre il primo e secondo piano saranno riservati a negozi e l’ultimo piano a due appartamenti. Sbarcata negli ultimi anni in laguna, la società del Ministero dell’Economia sta conducendo una serie di operazioni immobiliari mirate. Si è cominciato con l’acquisto dal Comune dell’ex Ospedale al Mare del Lido, che dovrebbe ora essere valorizzato dalla Coima di Manfredi Catella, secondo l’accordo stipulato lo scorso anno. Poi è toccato al fabbricato delle ex Carceri di San Severo a Castello, costruite dagli Austriaci all’inizio dell’Ottocento, anch’esso acquisito dalla Cassa che – con il suo Fondo strategico italiano – ha stipulato un accordo di investimento con il Gruppo Rocco Forte Hotels, che prevede l’ingressi del Fondo nel capitale del gruppo alberghiero inglese guidato dall’imprenditore di origine italiana, per un piano si sviluppo incentrato sull’Italia, di cui proprio Venezia dovrebbe essere uno dei capisaldi. La Cassa ha acquistato anche l’ex Casotto Capogruppo di San Pietro in Volta e ha messo le mani anche sull’isola di San Giacomo in Paludo. Ha inoltre acquistato a prezzo di saldo dalla Regione il settecentesco Palazzo Manfrin sul rio di Cannaregio (stimato 16 milioni e mezzo e venduto a 10). Ma la campagna-acquisti continua.(e.t.)

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