Anche Palazzo Donà diventa hotel.

Anche Palazzo Donà diventa hotel.

Un albergo al posto della sede degli operatori sociali della municipalità e del centro immigrazione.

Di seguito l’articolo di Roberta De Rossi pubblicato sulla Nuova Venezia del 21 febbraio.

ritaglio articolo  pal donà

Operatori sociali e Ufficio immigrazione saranno trasferiti negli spazi di San Pantalon, da anni assegnati alle associazioni
Palazzo Donà diventa hotel, è polemica
Un palazzo comunale che si fa (ennesimo) albergo per rimpinguare le casse pubbliche; il personale dei servizi sociali che vi lavora, che deve trovare nuovi uffici e finisce così nei locali assegnati da anni ad associazioni di cittadini; che si ritrovano così senza più una sede. È il “domino” denunciato dalla Municipalità di Venezia-Murano-Burano. Al centro dell’ultima querelle c’è Palazzo Donà a Santa Maria Formosa, attuale sede degli operatori sociali di Municipalità e del centro immigrazione del Comune, ma destinato a diventare un nuovo albergo nel cuore di Venezia. Per fare cassa – in tempi di bilanci massacrati dal patto di stabilità – ma continuando ad alimentando un uso “unico” turistico del patrimonio immobiliare della città, di lunga data e che pare inarrestabile. Tolti i vincoli ad uso pubblico, l’amministrazione l’ha ceduto per 4 milioni di euro all’Ive, società del Comune. «Un’alienazione necessaria al pareggio, anche se da tempo chiediamo al governo il giusto riconoscimento delle spese extra legate alla specificità di Venezia», spiega l’assessore al Bilancio, Michele Zuin, «4 milioni è il prezzo stimato da una società esterna: all’Immobiliare veneziana, al 100% del Comune, è affidato il progetto di valorizzazione che permetterà la vendita sul mercato a prezzi decisamente maggiori». La Municipalità di Venezia – alla vigilia di un consiglio comunale che toglierà al Decentramento tutte le sue deleghe più importanti – lancia l’allarme sulle conseguenze dell’ennesima spoliazione del patrimonio pubblico. «Siamo preoccupati dai primi effetti di questa decisione», spiega il presidente della municipalità Giovanni Andrea Martini. In una nota sottoscritta con l’esecutivo – la vicepresidente Anna Messinis, il delegato al bilancio Renzo Busetto, quello alle Politiche edicative Tommaso Marotta e Valentina Serena, delegata all’Urbanistica – si sottolinea infatti che «Palazzo Donà è la sede dei servizi sociali della Municipalità e ha appena subito un intervento di restauro alla pavimentazione per 20 mila euro. Diventerà albergo. Ci è stato comunicato che entro luglio 2016 dev’essere liberato: vi lavorano 17 operatori dei servizi sociali e 12 del servizio immigrazione. Le 17 unità del sociale vengono destinate agli spazi della Municipalità di San Pantalon privando, però in questo modo, una serie di associazioni della loro sede». Associazioni come il Granello di Senape (che opera con i detenuti e ha laboratori di lavoro), Uaar (Unione atei, agnostici razionalisti) e Ambiente Venezia, negli ultimi mesi ospiti della Municipalità a San Lorenzo, proprio in attesa del restauro dei “loro” uffici. «Gli spazi di San Pantalon», sottolinea ancora Martini, «hanno appena subito lavori per 90 mila euro: ora, per questa nuova funzione, dovranno essere nuovamente risistemati. Ecco i risultati della razionalizzazione: si aumentano le spese e si privano le associazioni dei loro spazi». «Riunire tutte le funzioni sociali in capo ad un’unica direzione era una necessità ineludibile», commenta l’assessore alle Politiche sociali, Simone Venturini, «con l’affidamento in parte alle Municipalità e in parte all’assessorato c’era una dispersione di risorse. Quanto agli uffici, il Patrimonio sta cercando la soluzione». «Questo è veramente un problema per noi», osserva Maria Voltolina, presidente de Il Granello di Senape, «ci prepariamo ad aprire uno sportello di orientamento per ex detenuti, per dare loro e alle famiglie sostegno nel reinserimento. Parteciperemo anche a un bando europeo: contavamo sulla “nostra” sede a San Pantalon, perché ci servono spazi riservati e raggiungibili a piedi da piazzale Roma: 7 euro e 50 di biglietto Actv sono troppi per queste persone». Roberta De Rossi ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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