Arsenale, la Venezia ambientalista si ribella

Arsenale, la Venezia ambientalista si ribella

(Immagine dalla Nuova Venezia: i tre bacini di carenaggio dell’Arsenale, di fronte a San Piero di Castello). Saranno gli strascichi degli episodi di corruzione in cui è stato coinvolto il Consorzio Venezia Nuova? Saranno semplicemente le conseguenze dell’incompetenza con cui è stata da molti gestita la faccenda della manutenzione del Mose? E dell’incuria verso strutture dall’alto valore storico oltre che produttivo?
Fatto sta che il crollo del Consorzio Venezia Nuova sta per trascinare con sé anche la chiusura dell’azienda, da esso posseduta, che usava i bacini di carenaggio dell’Arsenale nord per lavori di manutenzione navale, e ora i 28 operai che da essa dipendono saranno licenziati. Si tratta della Cav, prima chiamata Palomar. Con la disinvoltura dei bei tempi del Mose, tutta la zona dei bacini dell’Arsenale nord era stata concessa al Consorzio per la “manutenzione” delle paratoie del Mose (anno 2006). Il Consorzio aveva proceduto a effettuare alcuni lavori propedeutici a quella funzione (e, a quanto risulta, altri lavori che con essa non avevano nulla a che fare). Poi è scoppiata la tempesta.
Oggi il Consorzio è ridimensionato, ma l’impegno del governo di concedere i bacini di carenaggio rimane, anche se da molti si sostiene che la manutenzione del Mose costerebbe molto meno se svolta a Marghera. Anche se le associazioni ambientaliste reclamano una restituzione dei magnifici bacini a un uso produttivo come la manutenzione delle flotte ACVT e di tanti altri mezzi lagunari (vigili del fuoco, polizia, ambulanze), cosa che permetterebbe di non licenziare gli operai oggi a rischio. Le associazioni hanno inviato alle autorità locali e nazionali un eloquente messaggio in proposito, messaggio che riproduciamo qui sotto. In esso (due pagine estremamente interessanti anche come esempio di competente partecipazione democratica) si rifà sinteticamente la storia della vicenda e si chiede che la concessione al Consorzio non venga confermata adducendo tra le altre le seguenti ragioni:
“- verrebbe speso molto denaro pubblico in un’operazione che può essere insediata altrove, in modo più efficiente e con minori impatti, in un’area pubblica, dopo una corretta analisi di costi/benefici (a Marghera, ad esempio, sono presenti aree industriali-portuali dismesse e utilizzabili);
“- verrebbero costruiti edifici ed impianti incompatibili con la vocazione cantieristica dell’area nord che è stata tale fin dal XIX secolo;
“- si escluderebbe la possibilità di valorizzare i tre bacini di carenaggio di grande interesse architettonico e storico e tuttora di reale capacità produttiva, che possono rappresentare un’attrazione unica nel Mediterraneo per la costruzione e la manutenzione di yacht, sia d’epoca che moderni, per un mercato che non conosce crisi.”

Leggete cliccando qui l’appello di 22 (ventidue) associazioni veneziane, con i nomi e cognomi dei rappresentanti firmatari. Il documento, coordinato dal Forum Futuro Arsenale, è esemplare del nuovo fermento d’interesse per il bene pubblico che si sta sviluppando nella nostra città.

Bacini carenaggioNei giorni seguenti i giornali locali hanno riportato l’appello da noi diffuso con questo post. Ecco qui sotto gli articoli del Gazzettino (10gennaio) e della Nuova Venezia (11 gennaio).

Gazzettino su Arsenale

Bacini nostro allarme

Authored by: Administrator

There are 3 comments for this article
  1. Bruno Gorini at 21:24

    Qualsiasi attività compatibile con la laguna e le sue tradizioni ,deve essere trattenuta a Venezia e nelle sue isole,!Perche’ queste possano rimanere ancora le uniche occasioni di lavoro alternative a quelle di una assurda mono cultura turistica ,che la destinerebbe definitivamente a museo della terraferma ,ed un indotto caratterizzato esclusivamente dalla monocoltura turistica USA e getta . Per trattenere ed a dare uno scopo agli attuali residenti per vivere e continuare a far vivere il nostro centro storico .

  2. Bruno Gorini at 21:30

    Venezia non è e non potrà mai diventare unicamente un museo della terraferma ,non è nella sua vocazione ,ne nella sua tradizione !

  3. lea Ricci at 19:13

    …inoltre non parliamo anche della bruttura delle navi da crociera ! . Ci manca solo che parcheggino sulla piazza San Marco!