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(Immagine da divisare.com: un rendering di ciò che l’area ex Scalera avrebbe dovuto diventare). In un articolo comparso sul Gazzettino di oggi 28 febbraio, Roberta Brunetti presenta un quadro della situazione degli alloggi popolari o comunque pubblici a Venezia. Purtroppo i dati sono tutt’altro che incoraggianti. Quello che emerge è una totale indifferenza delle varie amministrazioni verso la perdita di residenti e verso la mancanza di alloggi, la trasformazione delle case per uso turistico, l’abbandono di progetti pubblicizzati e poi dimenticati. Risalta fra i tanti casi quello del sindaco Orsoni “che nel 2000 prometteva 5000 case in 5 anni, di cui centinaia in centro storico”. Ma per venire a fatti più concreti (dopo aver citato la fine delle case dietro lo Stucky o quella dell’area Junghans), Brunetta ricorda che “basta scorrere l’ultimo rapporto dell’Osservatorio casa del 2014 per trovare elenchi e previsioni ancora troppo ottimisti”.  Così le 68 case delle Conterie a Murano, i 129 alloggi dell’area Italgas vicino alle carceri, i 250 nell’ex cantiere ACTV di Sant’elena, 50 a San Pietro di Castello, 60 alla Celestia e vari altri con i quali secondo l’Osservatorio “si potrebbero consegnare circa 1000 alloggi nel 2016”. Però, si precisa subito, “gli eventuali ritardi non possono essere addebitati all’amministrazione”.  Di fronte a queste realtà appare ben chiaro che se si vuole veramente che la città ritorni a vivere occorre una svolta radicale, che purtroppo al momento presente sembra avere il carattere dell’utopia.
Inseriamo qui sotto un’immagine con l’articolo e poi il testo dello stesso in formato più facilmente leggibile.

Case ai veneziani

Roberta Brunetti
L’ex Molino Stucky, tirato a lucido, è in piena funzione. Sul retro del grande complesso alberghiero, il solito via vai di personale in divisa. Solo a poche centinaia di metri, al di là del rio di San Biagio, lo spettacolo dello scandalo dell’ex Scalera è impietoso: il cantiere abbandonato da più di tre anni, le case praticamente finite, ma senza infissi, con quei grandi varchi che sembrano fatti apposta per accelerarne la rovina. Dovevano essere le “case per i veneziani”, che Acqua Marcia avrebbe venduto a prezzo calmierato, in cambio delle volumetrie in più ottenute per l’albergo. E invece. L’hotel è stato fatto, mentre le case sono state inghiottite nel concordato preventivo della società romana. Una beffa per le 25 famiglie che avevano vinto il bando comunale nel 2010. Un’altra disfatta per l’amministrazione che nella contropartita doveva avere anche altre case, spazi pubblici, un bel parco.
È forse la storia più recente ed emblematica del fallimento di una politica cittadina che ciclicamente ha promesso case in affitto, o in vendita, per il ceto medio. A quei residenti non abbastanza poveri per accedere alle case popolari, ma nemmeno così ricchi da poter acquistare una casa in un mercato sempre più pressato dal turismo, annunci ne sono stati fatti tanti. Ma poi capitava che i privati si vendessero le case a prezzo di mercato, che i cantieri si fermassero, che semplicemente il Comune non trovasse i soldi per aprirli. Tante storie diverse, più o meno note, che vale la pena di mettere in fila.
GIUDECCA – Una serie di fallimenti che inizia ancor prima della crisi. È proprio la Giudecca offre una casistica eloquente, legata ai grandi interventi degli anni 2000. Già con il primo lotto dello Stucky solo 2 case su 34 furono vendute a prezzo calmierato. Poca pubblicità, si disse allora. Probabilmente una convenzione che non tutelava il pubblico. Di certo il resto delle case venne piazzato a prezzi di mercato, a tutto vantaggio della proprietà di Acqua Marcia. Così allo Junghans, dove su 137 alloggi destinati alla vendita calmierata, ne furono venduti solo 80, mentre altri 37 da affittare ai veneziani vennero venduti senza vincoli. Fu polemica, a cui seguì quella per il destino di alcune di quelle case “convenzionate” che si ritrovavano, solo pochi anni dopo, sul mercato a prezzi triplicati. Oggi tanti di questi alloggi, allo Junghans come allo Stucky, sono tra le offerte turistiche: a qualche centinaia di euro al giorno, a portata di cilc.
CROCIFERI – Tutta un’altra storia a Cannaregio, all’ex convento dei Crociferi. Quarant’anni di abbandono per l’ex caserma Manin. Da un paio d’anni finalmente recuperata come residenza studentesca. Una storia a lieto fine, certo, eppure anche qui, a suo tempo, fu promesso che sarebbero state ricavate case per il ceto medio. Poi ridotte a qualche decina, in condominio con la casa dello studente. Infine “tagliate” del tutto. «Solo stravolgendolo radicalmente questo edificio avrebbe potuto essere usato per dare case ai veneziani – spiegò, all’inaugurazione, il presidente della Fondazione Iuav, Marino Folin – usato per gli studenti allenta la loro pressione sul mercato della casa».
SOCIAL HOUSING – Storie passate. Occasioni perse. E il presente? In assegnazione, al momento, c’è il terzo lotto del Piruea del Lido. Dieci appartamenti in consegna da ottobre. Un candidato aveva barato con i requisiti ed è stato scartato. Altri cinque sono entrati nelle case. Ne restano altrettante vuote. A sentire gli addetti ai lavori, un problema legato ai costi dei social housing non più così concorrenziali rispetto agli affitti di mercato, soprattutto in zone periferiche. Meno problemi dovrebbero esserci per i 70 appartamenti realizzati al Coletti, a Cannaregio. Una delle poche promesse mantenute, realizzati dall’omonima Ipab, con il contributo del Comune. Il bando per le assegnazioni – anche questi social housing – sarà pronto a marzo.
LE 5MILA CASE – Un’ottantina di case comunali in ballo, dunque, nella Venezia d’acqua. Ma le promesse erano state ben altre. Senza ricordare i programmi del sindaco Giorgio Orsoni che nel 2010 prometteva addirittura 5mila case in 5 anni, di cui centinaia in centro storico, basta scorrere l’ultimo rapporto dell’Osservatorio casa del 2014 per trovare elenchi e previsioni ancora troppo ottimisti. Tra i “Lavori in corso”, a fianco di Coletti e Piruea, veniva citato come “in atto” il progetto per l’area dell’ex Umberto I, a Cannaregio, con le sue 40 case. «La prospettiva è di avere gli alloggi per la primavere del 2016». Non se n’è fatto nulla. Tra 2014 e 2015 si davano per consegnate le 68 case delle ex Conterie a Murano, da aggiungere ai 10 appartamenti già realizzati dall’Ater. In questo caso alloggi Erp. Troppo ottimismo. È ancora tutto in alto mare in questo cantiere infinito, con Ater senza soldi per gli allacciamenti e Insula che calcola almeno un anno di lavoro solo per le bonifiche.
I PROGETTI – Tutto fermo. Tanto più i “Progetti” citati nello stesso rapporto: 120 alloggi all’ex area Italgas di Santa Croce, 250 nell’ex cantiere Actv di Sant’Elena, 50 all’ex caserma Sanguinetti di San Pietro, 60 nell’ex scuola meccanici della Celestia, oltre al non meglio precisato “rilancio dell’isola di Murano anche attraverso la residenzialità” e alla “riqualificazione delle Vaschette di Marghera”. «Questi futuri interventi potrebbero consegnare circa 1.000 alloggi nel 2016 – azzardava il rapporto – Ma questa previsione è in stretta relazione al reperimento dei fondi. Gli eventuali ritardi non possono essere addebitati all’amministrazione laddove questa non ha alcuna responsabilità». Quando si dice mettere le mani avanti. Infatti i soldi non sono stati trovati, le case non sono state fatte. E le responsabilità? Davvero non sono di nessuno?

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