Venti manager per venti grandi musei

Venti manager per venti grandi musei

Sulle nomine, finalmente rese pubbliche, dei nuovi direttori (ora chiamati “manager”) dei venti maggiori musei italiani diamo i link con i commenti di Repubblica, del Fatto Quotidiano e del Corriere della Sera. I tre giornali riferiscono i nomi di tutti i nuovi manager e vari commenti sia critici sia favorevoli. Particolarmente negativi i giudizi di Vittorio Sgarbi e degli esponenti della Lega Nord (“hanno privilegiato gli stranieri a discapito della competenza e della professionalità degli italiani”, dice Gianluca Buonanno della Lega citato da Repubblica). Altre critiche sono legate alla mancanza di un vero concorso per le cariche: le nomine sono state effettuate da una commissione presieduta da
Paolo Baratta, attuale presidente della Biennale di Venezia. Anche Tomaso Montanari, sul Corriere della Sera, lamenta soprattutto il fatto che non ci sia rivolti alle competenze esistenti in Italia: «Mi pare ci sia un’enorme sproporzione tra la qualità media delle soluzioni scelte e i trionfalistici annunci di rivoluzione del ministro. La verità è che nessuno dei grandi nomi internazionali ha fatto domanda. Quel che comunque salta all’occhio è l’estromissione di tutti gli interni del ministero, con una sola eccezione. Dunque l’amministrazione dei Beni culturali non ha più nessuno in grado di dirigere un suo museo? Per favore… Piuttosto, bisognava prima rendere i musei funzionanti e poi, semmai, cercare i direttori. Si è invece partiti dai generali senza pensare agli eserciti, personale e risorse».Molto positivi invece Achille Bonito Oliva (“Tutte le designazioni sono di altissimo profilo”), il presidente del FAI Andrea Carandini e molti altri.

Nei prossimi giorni compariranno altri commenti, che cercheremo di riferire. Nessuno comunque sembra mettere in dubbio la necessità di un forte rinnovamento nei modi di gestione dei musei italiani, che rispetto ai grandi musei stranieri risultano scomodi, poco pubblicizzati, spesso quasi ostili verso i visitatori. Ciò che sembra delicato è ora il rapporto tra conservazione e sfruttamento per fini commerciali.

L’articolo su Repubblica.
L’articolo sul Fatto Quotidiano.
L’articolo sul Corriere della Sera.

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