Piazzale Roma di male in peggio

Piazzale Roma di male in peggio

Oggi, 15 agosto 2015, il quotidiano La Nuova Venezia dedica due articoli, che coprono quasi un’intera pagina, a due diverse ma collegate questioni che riguardano piazzale Roma. Le riportiamo qui in due post separati, per facilitarne il reperimento anche in futuro. Dalla lettura dei due testi emerge in modo inequivocabile il quadro di una zona che è vittima di decisioni incompetenti, nella migliore delle ipotesi.

Uno degli articoli contiene un’intervista con l’architetto Carlo Magnani, ex rettore dello Iuav. Magnani è parte in gioco, perché ha co-firmato un discusso progetto di nuovo albergo da costruirsi al posto di un piccolo garage che esisteva tra piazzale Roma e il rio dei Tabacchi. Il nuovo edificio, che si chiamerà Hotel Ibis, 80 stanze e tre stelle, sembra alquanto banale almeno come aspetto esterno.  Nell’intervista Magnani  sembra volerlo giustificare dicendo che piazzale Roma è diventato un guazzabuglio (lui dice più modernamente “patchwork”) di volumi e materiali.

Il secondo articolo si riferisce a un altro progetto, quello di un nuovo grandissimo garage come prolungamento dell’attuale San Marco, con distruzione dell’esistente Torre dell’acqua, struttura ottocentesca. Giustificazione dell’abbattimento è il fatto che la Torre sarebbe insicura in caso di venti fortissimi o di terremoti. Ma, spiega il giornalista, la perizia che dichiara la pericolosità è firmata dalla stessa azienda che sta vendendo il terreno per il nuovo garage (la partecipata Veritas).

Ancora una volta il problema è: abbiamo bisogno di un nuovo albergo e di tutti quei posti per le auto dei turisti? Non dovrebbero fermarsi al Tronchetto o ai bordi della laguna? Perché non esiste un piano definitivo, razionale ed esteticamente convincente, per il luogo d’arrivo dei mezzi a ruote nella nostra isola pedonale? E perché non si pensa a porre fine al proliferare di strutture alberghiere ed extra-alberghiere in un città che già scoppia di turismo?

Entrambi gli articoli sono opera del giornalista Enrico Tantucci, che firma il secondo con le iniziali e.t.

Leggete qui il primo articolo.

Leggete qui il secondo articolo.

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