Se i veneziani sapessero

Se i veneziani sapessero

Dopo l’interessante due giorni dedicata al nuovo libro di Francesco Erbani, una riflessione della consigliera Kuby.

“Non è triste Venezia”: sembra un’affermazione eufemistica considerate le deprimenti acque alte recenti e le prospettive di ulteriori sconvolgimenti della sua Laguna se si avvereranno i piani del Comune per portare le grandi navi a Marghera, per non nominare il resto che devasta il tessuto sociale della città. Ma il titolo accattivante del ricco reportage narrativo che Francesco Erbani ha dedicato ad una città che deve ricominciare è un invito a non rassegnarsi ed ha riunito sabato scorso in Sala San Leonardo parecchie associazioni e molti cittadini veneziani che da anni, se non da decenni, lottano per salvaguardare le caratteristiche uniche di quel conglomerato urbano, la cui specificità da sempre desta lo stupore e l’ammirazione dei visitatori di tutto il mondo.

Erbani ha percorso la città nel suo contesto lagunare in lungo e largo, ha intervistato molti dei veneziani vecchi e nuovi e vi scorge le premesse necessarie per un organismo urbano del futuro – a patto che gli abitanti di quella Laguna riescano a invertire le inquietanti tendenze devastanti in atto da molti decenni. E sono i tanti saperi specifici concentrati anche nelle diverse associazioni cittadine che hanno già prospettate molte soluzioni ai pressanti e complessi problemi della città, suscitando speranza, ma che dovranno finalmente coordinarsi per trovare una traduzione politica in grado di poter agire nel contesto concreto dell’ambiente della città lagunare. E la maggior sfida per poter ripopolare la Venezia insulare sta nella creazione di una diversa visione di città – rispetto alla mercificazione attuale – con lavoro nuovo e una politica abitativa, capace di attirare abitanti nuovi e vecchi, ricorda Erbani infine, nell’ampio respiro di una città antica proiettata in un futuro democratico.

Siamo tutti invitati a collaborare! 

Susanna Kuby, 11 novembre 2018

 

Da sinistra, i protagonisti del dibattito di sabato scorso in Sala San Leonardo: Gianluigi Placella (ANPI Venezia), Giovanni Leone (Scendiamo in campo), Francesco Erbani, Lidia Fersuoch (Italia Nostra – Venezia), Gilberto Brait (P.E.R. Venezia Consapevole) e Giampietro Pizzo (Venezia Cambia).

Come da programma, sabato pomeriggio è intervenuta Lidia Fersuoch, presidente di questa Sezione di Italia Nostra. Il suo intervento era sulle acque in particolare che, insieme a pietre e persone sono ricordate nel titolo del libro e per la cui tutela la nostra Associazione si spende.

Le pietre e le acque sono intimamente legate, nel sistema in cui viviamo. Ma le persone sembrano averlo dimenticato.
Venezia è inscindibile dalla sua Laguna, ma di recente questo antico e vitale legame si è perso: è venuta meno la visione di insieme città – contesto, che è stata la ragione di una formazione urbana così originale e speciale.

I più recenti programmi di sviluppo del territorio denotano una visione miope, da denunciare. Probabilmente la Commissione di Salvaguardia deciderà di avallare un progetto di marginamento del Canale dei Petroli che rappresenterà la fine della possibilità di riequilibrare la Laguna.
Se i veneziani sapessero, si porrebbero il problema.
Ecco perché abbiamo distribuito in sala cento copie di questa lettera, il nostro ultimo tentativo di ridare la visione ai ciechi.

Authored by: LR