Da Italia Nostra un Manifesto per Venezia

Nel corso degli ultimi anni hanno preso nuova consistenza e sono stati pubblicizzati come di pubblica utilità (e spesso come urgenti) numerosi progetti di interventi urbanistici che, se realizzati, provocherebbero una forte trasformazione della qualità della vita e sostanzialmente deciderebbero il futuro della città e del suo territorio per alcuni decenni.

Le trasformazioni proposte, numerose, spesso radicali, molto diverse tra loro, sembrano avere una caratteristica comune: si fondano tutte sull’attrazione che Venezia esercita quale meta turistica e si propongono di esaltare tale vocazione come fonte di sviluppo economico per la città e il suo territorio. I loro proponenti ritengono insomma, in modo esplicito o più spesso implicito, che il turismo costituisca la vera ricchezza della città.

I fatti sembrano dare ragione a quest’idea. L’interesse verso la città è fortissimo da parte di tutto il mondo, e promette di aumentare costantemente con l’entrata in gioco di paesi emergenti come l’India e la Cina. Ciò rende fin troppo naturale che operatori economici locali, nazionali e internazionali ne facciano l’oggetto di programmi d’espansione anche molto ambiziosi. Tuttavia non si può dubitare che con la loro realizzazione l’economia veneziana si troverebbe a dipendere sempre più dal turismo, e in modo particolare dai grandi tour operator internazionali, che tra l’altro già ai nostri giorni costringono gli operatori locali a lavorare a prezzi sempre più bassi mettendoli in competizione tra loro. Ne risultano una città affollatissima, invivibile per i residenti ma anche per i turisti, e un’economia solo apparentemente florida perché condizionata da pochi grandi gestori spesso non locali.

Nel 1988 uno studio del COSES (centro di ricerche finanziato da Comune e Provincia) indicava in 20.750 il numero massimo di presenze turistiche giornaliere sostenibile dalla città. Ma nel 2007 la media giornaliera di turisti è stata di 59.188 (per un totale di circa 21 milioni di presenze). Nell’anno 2014 l’Annuario del Turismo del Comune indicava in quasi dieci milioni le presenze di turisti pernottanti, senza azzardare un numero preciso per i visitatori di un giorno (“escursionisti”), che si aggirano sui venti milioni, portando il numero totale di visitatori a 30 milioni circa.

In una recente classifica della gestione dei luoghi dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, Venezia si è situata al 96.mo posto su cento luoghi esaminati, a causa dell’eccesso di turisti e della incapacità di gestirne le conseguenze. Uno degli esperti inviati sul luogo si è espresso così:  “Quasi ci si pente di esserci venuti, perché la nostra presenza aumenta l’affollamento e ci rende complici del deterioramento progressivo cui assistiamo.” Già nell’ottobre 2009 lo stesso presidente dell’Ente nazionale del turismo Matteo Marzotto aveva dichiarato che Venezia è “iper-spremuta” e che “non può impostare il suo futuro su questi livelli di sfruttamento”.

Nel 2010 il numero dei residenti è calato sotto i 60.000 per la prima volta nella storia (la media nel primo decennio del secondo dopoguerra era di 150.000). Nel 2015 sono 56.000. I negozi dedicati  ai residenti sono stati sostituiti da altri che si rivolgono ai molti turisti, spesso con oggetti di scarsissimo valore artistico e importati a ogni parte del mondo. Le strade affollate non permettono di leggere l’architettura della città. I mezzi di trasporto sono gremiti e praticamente preclusi ai residenti. Il paesaggio è spesso invisibile a causa delle bancarelle che spesso costituiscono delle vere muraglie tra i passanti e l’orizzonte lagunare. La bellezza e la poesia della città sono offuscate, annientate dalla spicciola economia dei souvenir. Appartamenti, case e palazzi si svuotano ogni anno per dar luogo ad alberghi, a reali o finti bed and breakfast, a seconde case destinate all’affitto settimanale. Alla sera, quando i turisti di un giorno si allontanano, la città rimane deserta e senza vita, essendo gli esercizi e locali pubblici dedicati alle folle della giornata. Dei dieci e più cinematografi, solo due ne sono rimasti aperti, perché gestiti dal Comune.

Malgrado ciò, l’amministrazione locale ha presentato e sostiene con forza i nuovi e importantissimi progetti volti ad aumentare l’affluenza turistica, senza dedicare alcuna risorsa alla creazione di un’economia se non alternativa, almeno complementare a quella così alimentata. Tale politica di  sviluppo, di cui daremo subito i tratti essenziali, si può spiegare soltanto con le pressioni di gruppi e categorie di operatori economici che direttamente o per via d’indotto vivono di turismo e che legittimamente cercano di espandere il proprio volume d’affari, mentre dovrebbe rimanere all’amministrazione politica il compito di valutare le conseguenze di tali aumenti sulla vita degli abitanti e sulla sopravvivenza stessa della gallina delle uova d’oro.

I progetti oggi sul tavolo sono di portata tale che si può sostenere che mai nella sua storia recente Venezia sia stata sull’orlo di trasformazioni così radicali e impattanti. Eccone i principali:

  • Costruzione di una o più linee metropolitane sublagunari capaci di collegare il centro museale con gli alberghi di tutta la gronda lagunare e della terraferma retrostante, da Jesolo a Chioggia a Tessera. Ciò incoraggerà la tendenza, già oggi in atto, di trasformare la terraferma in sede di alberghi-dormitorio per il pacchetto turistico di due o tre giorni. Al momento presente alcuni alberghi del centro balneare di Jesolo riescono a lavorare anche d’inverno offrendo il soggiorno a prezzi molto bassi includenti la visita di alcune ore a Venezia. Ciò può essere ancora sostenibile per la città, dati i numeri non altissimi di cui si tratta; ma con la costruzione di una metropolitana il numero di visitatori mordi-e-fuggi aumenterà in modo esponenziale.
  • Costruzione di centri commerciali e turistici accanto all’aeroporto (Tessera City), con grandi alberghi e con un parcheggio per 27.000 automobili, su uno dei pochi terreni ancora a destinazione agricola.
  • Costruzione di un centro analogo sulla riviera del Brenta (Veneto City), destinato a divenire un contenitore di alberghi per l’escursione a Venezia.
  • Costruzione di un centro turistico (oltre che in piccola parte residenziale) al Lido di Venezia (ex Ospedale al Mare), con darsena per 2.000 posti barca e relative costruzioni ad uso amministrativo e residenziale per i titolari dei posti barca.
  • Aumento del numero e delle dimensioni delle navi da crociera facenti capo a Venezia, con l’escavo di canali lagunari per permetterne il passaggio fino al porto situato nel centro storico.  Nel 2009 i passeggeri in arrivo al porto sono stati 1.885.000 (facendo di Venezia il primo porto turistico del Mediterraneo davanti a Barcellona e al Pireo) e nel 2014 sono stati 2.200.000. Nei giorni di picco il porto ha “movimentato” 33.00 persone al giorno, che da sole basterebbero a saturare la capacità di accoglienza della città.
  • Costruzione di un porto offshore davanti alla laguna di Venezia per ospitare le grandi navi porta-container di nuova generazione, che richiedono fondali troppo profondi per i canali lagunari. Il porto dovrebbe nei progetti divenire uno dei più importanti del pianeta, intercettando il traffico di Suez tra l’Oriente e l’Europa e aumentando la propria capacità da 300.000 a tre milioni di container per anno. Ciò richiederebbe l’utilizzo di quasi tutta l’area ex industriale di Marghera, riducendo gran parte della gronda lagunare a luogo di parcheggio e movimentazione di container e sottraendola all’uso che invece se ne può e deve fare di sede di un polo scientifico e tecnologico di aziende in grado di sottrarre la città alla tirannia della monocultura turistica (si vedano i dettagli più avanti).

Di fronte a prospettive così gravi e così impellenti, la sezione di Venezia di Italia Nostra ritiene opportuno ricordare che quello del turismo di massa non è necessariamente l’unico destino ipotizzabile per la città. Si può invece, partendo da altri principi, costruire una realtà assai più accettabile e anzi affascinante, capace di produrre un’economia moderna, fortemente redditizia e di grande utilità per l’intera nazione. Eccone le linee essenziali, che descrivono una realtà ambientale e socio-economica che si considera ideale ma non utopistica e alla quale s’intende avvicinarsi il più possibile.

Prima di tutto, le linee guida che a nostro avviso devono ispirare ogni intervento. Esse sono le seguenti:

  • Mantenere inalterata e se possibile migliorare la qualità della vita nella città lagunare e nel territorio circostante;
  • Proteggere l’ambiente naturale e architettonico, mantenendone l’aspetto e l’uso quali si sono evoluti e definiti nel corso dei secoli, fino a divenire un esempio unico al mondo di rapporto tra popolazione e ambiente;
  • Rilanciare e sviluppare l’economia locale non turistica, con importanti ricadute positive sull’economia nazionale.

La sezione di Venezia di Italia Nostra intende proporre tali linee alla popolazione e alle istituzioni della città, nella certezza che la ragionevolezza degli obiettivi e dei relativi provvedimenti finirà per prevalere, anche oltre le resistenze di forze economiche e corporative poco sensibili al processo di degrado da esse stesse provocato.

Ecco dunque i tre principali provvedimenti che riteniamo debbano ispirare, sostenere e guidare la gestione dei prossimi decenni.

  1. Il turismo è nello stesso tempo la ricchezza di Venezia e la causa della sua rovina. L’economia fondata sul turismo, se abbandonata a se stessa o peggio ancora assecondata da amministrazioni troppo sensibili alle fortissime lobby locali, finirà per trasformare la città in un centro super-affollato, puro fantasma di un modo di vivere estinto. Gli stessi monumenti cittadini, le passeggiate, i ponti e canali, diventano impraticabili e, perduta ogni poesia, si trasformano nella sede di esercizi commerciali rivolti a un pubblico frettoloso e invadente. I mezzi di trasporto, i famosi vaporetti, sono sempre stracolmi. Una giornata a Venezia diventa facilmente una fatica insopportabile. I residenti l’abbandonano e le case si trasformano in reali o finti bed and breakfast, alimentando ulteriormente la spirale dell’esodo.

Non vi sono dubbi che se non si pone un freno (e anzi un’inversione) a questo processo la città di Venezia perderà la sua anima, che oggi ancora parzialmente resiste.

Italia Nostra propone che si agisca in modo particolare sul turismo giornaliero, che oggi costituisce una forte proporzione di quello totale. Venezia è forse ancora in grado di gestire i 37.500 posti letto che si calcola siano oggi disponibili nelle strutture ricettive dell’intero comune (compresa la terraferma; nella città insulare sono 30.000). In una città con 56.000 residenti, quelle che risultano di impossibile gestione sono le decine di migliaia di visitatori che ogni giorno invadono la città per poche ore. Occorre dunque agire sui gruppi organizzati (da accettare in numero molto limitato e solamente su prenotazione) e anche su alcune forme di turismo spontaneo, di cui si può incoraggiare lo spostamento verso periodi di minor concentrazione generale. Una proposta in tale senso è stata da noi sttoposta al Ministero dei Beni culturali e del Turismo, in occasione di uan visita a Venezia del sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni. L’intero dossier è visibile su questo sito cliccando qui.

Una decisa azione di contenimento dei flussi turistici è condizione assolutamente indispensabile per qualsiasi operazione di salvaguardia della qualità della vita. Essa tuttavia condurrà con sé una momentanea riduzione del flussi commerciali e in apparenza un declino dell’economia locale. Ma la sezione di Venezia di Italia Nostra è assolutamente convinta che a tale danno apparente si possa porre rimedio, e anzi che si possa ripartire su basi più solide, sfruttando il potenziale offerto dall’ex zona industriale di Marghera, che è in grado di offrire, se opportunamente gestita, abbondanza di posti di lavoro e di fondare un’economia più ricca di quella turistica, a vantaggio non solo del territorio veneziano ma dell’intera nazione. E’ questo il secondo dei due punti d’indirizzo centrali.

  1. Creazione di un centro produttivo aziendale nella grande zona ex industriale di Marghera, da bonificare totalmente e in modo radicale. Una politica nazionale perseguita con decisione può attrarre nella zone alcune forme di produzione aziendale moderne e innovative (ricerca scientifica e alta tecnologia), sull’esempio di quanto è recentemente accaduto (in modo più spontaneo perché non direttamente governato dalle amministrazioni locali) nella vicina Trieste, dove il nuovo polo scientifico ha dato lavoro fino ad oggi a più di seimila persone, come testimoniato da un’inchiesta del programma televisivo Superquark (http://www.youtube.com/watch?v=j3PpmTFHVaI). Sull’ex zona industriale di Marghera vi sono oggi vari progetti, tra i quali emerge quello di farne la sede di un porto commerciale per super-navi da container capace di gareggiare in volumi con i maggiori porti del mondo. Si pensa, data la scarsezza dei fondali lagunari, di costruire un porto artificiale fuori dalla laguna e di trasbordare le merci su navi minori in grado di raggiungere le attrezzature di Marghera. Il progetto, in sé molto costoso, non è qui in discussione; si tratta piuttosto di valutare l’investimento a fianco di quanto occorrerebbe (soprattutto in incentivi fiscali, burocratici e di destinazione d’uso) per attrarre un vero e ampio polo scientifico-tecnologico (di cui un nucleo è già esistente). Tale polo potrebbe risolvere il grosso problema delle poche fabbriche legate alla chimica ancora resistenti a Marghera (circa 1.200 persone), impiegandone i lavoratori dismessi; potrebbe attrarre ingegni e capitali da tutto il mondo, offrendo al personale la possibilità di abitare nella città insulare, a pochi minuti di trasporto acqueo dal posto di lavoro e a pochissimi minuti dall’aeroporto di Tessera. Marghera si trova in una situazione ideale per costituire un investimento fruttuoso per tutta la nazione. La presenza dei suoi lavoratori potrebbe invertire la tendenza all’esodo dei veneziani, ricreando in città quell’ambiente di vita reale, vissuta e amata, che ne è stata l’invidiata caratteristica per tanti secoli.
  1. Il terzo punto riguarda il sistema dei trasporti, di essenziale importanza per la qualità della vita di residenti e visitatori in una città d’acqua dalle caratteristiche viarie uniche al mondo. Per il trasporto di cose, la soluzione consiste nel portare a termine l’iniziativa del costruendo Centro d’Interscambio Merci, che permetterà una così profonda razionalizzazione del servizio da diminuire traffico acqueo e moto ondoso di percentuali altissime (fino al 90 per cento), riportando la pace nei canali cittadini e lagunari. Più complesso è il problema del trasporto di persone. Qui occorre che i residenti operino una scelta: o puntare su comodità e rapidità dei movimenti verso la terraferma e il mondo delle ruote,  ma al prezzo di veder usati gli stessi mezzi per l’invasione turistica quotidiana, o rinunciare a parte della rapidità per averne in cambio un sistema di trasporti comodo, gradevole e non perennemente intasato. Sostanzialmente si tratta di rinunciare a progetti di metropolitane sublagunari o hovercraft o altri mezzi non veneziani e non lagunari per un sistema che può in verità dimostrarsi altrettanto efficiente e molto più gradevole. Il polo aziendale di Marghera può facilmente essere collegato al centro residenziale insulare per via acquea oltre che attraverso il ponte translagunare. Un sistema di trasporti locale dev’essere riservato a residenti e ospiti di alberghi nel centro storico. Uno dei grandi vantaggi dell’abitare a Venezia tornerà ad essere la gradevolezza del sistema dei trasporti.

Accanto e in armonia con i tre punti fondamentali non sarà difficile costruire un modello di servizi cittadini che risponda ai requisiti di qualità della vita enunciati qui sopra. Mantenendo i principi in forte evidenza, le risposte ai vari dilemmi da superare si presenteranno da sole. Un’amministrazione tesa verso il futuro e verso la qualità dell’ambiente e della vita può ancora oggi arrestare e invertire il processo di degrado che minaccia di corrodere tutte le strutture cittadine dal loro interno e continuare a offrire al resto del mondo l’esempio unico e inimitabile di un vivere da tutti ammirato e invidiato.