Per Marina

Per Marina

Alla Corte di un’amica speciale e nel nostro Fontego più caro siamo stati, tra grandi libretti e graditi incontri, grazie a Marina Zanazzo.

Indimenticabile la sua energia e il coraggio di far raccontare Venezia dalle sue voci più scomode e preziose, dalle penne più libere e oneste, «perché nel nome di Venezia oggi tutto è permesso».
Con noi e per noi, ha impaginato il primo numero del Notiziario della Sezione.
Guardava e riguardava ogni dettaglio, ogni margine, ogni sfumatura. Affinché nulla turbasse l’occhio, affinché il lettore vedesse meglio: occhi aperti su Venezia sempre e comunque, sulla carta e nella mente.

L’ultimo saluto a Marina sarà oggi venerdì 14 luglio alle ore 15:00 nella chiesa dei Carmini a Venezia.

Mari,
credo che ti aspettassi da me un’orazione funebre: dai tempi delle prime incerte interviste a Noale avevi deciso che di noi due, del nostro sodalizio, ero io la front woman.
Ma siamo tutti troppo affranti per fare bei discorsi, per pronunciare quelle belle parole per salutarti che nel cuore ci sono ma ora non troviamo.
Siamo provati e increduli per il tuo abbandono. Tu avresti continuato a lottare, a difendere la vita, i tuoi progetti, il viale delle rose, la stanza verde di Linneo. Anche l’ultimo giorno in cui hai potuto parlare parlavi di futuro, del tuo ritorno a casa, del video sulla Laguna da progettare.
Avevi superpoteri, anche nel cogliere aspetti delle cose e situazioni, caratteri, capacità negli altri. Guardavi in me e vedevi cose che io non vedevo.
È il tuo sguardo che ho perso.
Chi è qui ora sa com’eri, com’eri generosa con la vita e con gli altri: non devo fare il tuo elogio.
Ma questo voglio dirlo. Sono sempre rimasta stupefatta dalla compresenza in te di due talenti che in persone normali normalmente si elidono: una prodigiosa creatività e un rigore assoluto. Il motto del tuo maestro Paolo Sambin, precetto che avevi fatto tuo – rigore, rigore, rigore! – ti ha portato a creare un’opera straordinaria per la città che avevi scelto: i tuoi libretti. Un’opera che sotto altra forma noi – sorelle, nipoti, amici, i tuoi autori, il tuo grafico Pip -vorremmo continuare, perché tutto non finisca qui.

In questi ultimi 17 mesi ci sono stati momenti di sole, un regalo nella bufera quotidiana.
Ricordo in gennaio un pomeriggio: una passeggiata, l’acquisto di questo vestito che piaceva a te (ma io sapevo avrei indossato oggi), la mostra dei Cadorin a palazzo Fortuny con gli amici. Di tutte le opere esposte sono rimasta fulminata da un titolo brillante: Giorgio andiamo. Era ovvio che aveva colpito anche te.
Simbiosi, intesa immediata, sempre, nonostante il tuo carattere forte. Spezzate.
Ti porterò con me, come tutti coloro che sono qui a salutarti.
Come hai detto tu, «noi due lavoreremo su skype anche in Paradiso».

Lidia Fersuoch, 14 luglio 2017

 

Marina, sembra inverosimile che tu te ne sia andata: anche incontrandoti recentemente, pallida e dimagrita, eri tu in pieno, dominavi tu, senza imporre, con la tua convinzione interna, la tua sicurezza morale e intellettuale, la tua spontanea incompatibilità con qualunque compromesso. Così ti penso, ti pensiamo ancora, dovunque tu sia. Tu ci ascoltavi a fondo, senza sembrare di farlo. Gli ideali erano per te sottintesi; inutile parlarne, specie quelli riguardanti la vita della nostra città. Andavano solo affermati e difesi concretamente; tu lo hai fatto, anche quando hai incoraggiato la pubblicazione di volumi scritti da grandi esperti su Venezia e poi del mosaico di tante realtà particolari descritte dai diversi autori che hai scelto per “Occhi aperti su Venezia”. Un coro di scritti diversi che orchestravi con i tuoi titoli: geniali, imprevedibili, sorprendenti per gli stessi autori, che scoprivano da te come l’essenza dei loro scritti potesse essere espressa in poche parole, in brevi paradossi. Nel complesso, i “libretti di Marina” hanno descritto diversi aspetti delle singolarità e contraddittorietà della nostra città lagunare, un universalmente proclamato simbolo di grande, originale, armonica, secolare bellezza, ora usato con successo in grandi, piccole e piccolissime imprese speculative, tutte insieme omologanti Venezia a modelli diversi da lei.  Marina ci ha offerto la possibilità di esprimere le nostre idee, su questo ed altro, nei suoi libretti, che forniscono un insieme di accurate conoscenze di base, sulla città, sulle sue fondazioni, sulla Laguna, sulla sua storia recente.

I “foresti “ che li leggono sono sorpresi, affascinati nell’apprendere, nel capire realtà che conoscevano molto vagamente, magari occasionalmente lette su giornali, o mostrate in TV, fuori contesto, magari come eco di occasionali polemiche. Il caso MoSE, di un’enormità tale da essere difficilmente assimilato e capito,  o quello delle grandi navi, o quello di un’incontrollata espansione turistica o quello dell’effetto distruttivo di velocità adatte al mare, non alla Laguna: chi era stato capace, prima degli autori scelti da Marina, di raccontare in modo semplice, coinvolgente il lettore, oggettivo malgrado la gravità dei fatti raccontati? Chi altro era riuscito, al di là di poetici o nostalgici racconti, a descrivere la quotidianità semplice, la facilità di rapporti umani, la paradossalmente reale “comodità” della vita a Venezia? Vien da chiedersi come Marina sia riuscita a scegliere, in modo tanto spontaneo quanto geniale, l’ insieme di autori che hanno collaborato, anche senza comunicare direttamente fra di loro, nel far capire, nel far condividere il tanto celebre quanto sconosciuto “caso Venezia”, le sue particolarità reali e la vacuità del generico motto “salvare Venezia“. Un’espressione tanto universalmente accettata quanto poco definita, in mancanza di conoscenze specifiche, non estrapolabili da altre realtà critiche ma diverse, che non possono essere assimilate a quelle dell’unica città costruita da barcaioli in mezzo ad una laguna.

E ora, cosa facciamo, senza Marina, il suo intuito, la sua intraprendenza, il suo coraggio, le sue capacità decisionali?

La cosa più semplice sarà quella più valida: continuare la sua opera di “occhi aperti su Venezia” dove l’ha interrotta, traendo ispirazione da lei e dalla sua e nostra amica Lidia Fersuoch. Riuscirci sarà il modo migliore per sentire Marina fra noi, anche se un po’ al di sopra di noi.

Angelo Marzollo

 

Il suo apporto è stato un grande regalo, uno stimolo e un contributo inaspettato in una situazione senza chiare prospettive e con conoscenze profonde ma disperse, frammentate e isolate.
Marina ha costruito e realizzato un progetto in cui per anni ha saputo coniugare l’amore per un territorio, una città, una civiltà con una base storica e con valori civili difficilmente rinvenibili nella realtà culturale e politica odierna di Venezia.
E ha voluto e saputo tenere contemporaneamente in campo le conoscenze più scientifiche, tecniche e professionali con le visioni culturali di più diverso e ampio respiro.
Con Lidia Fersuoch, valorizzando le loro competenze scientifiche, hanno garantito una qualità degli apporti in campi anche molto diversi, con una precisione certosina, con un grandissimo lavoro molto impegnativo, quasi ossessivo, fin nei minimi dettagli.
La città intelligente ha capito e molto apprezzato la inedita qualità.
Il lavoro e l’impegno andavano però maggiormente sostenuti, anche sul piano economico, da chi ne aveva le possibilità per dare un apporto nei momenti difficoltà.
Era anche tecnicamente e materialmente non facile da realizzare.
Anni di lavoro comunque hanno lasciato un segno forte e chiaro di un modo di fare cultura che non verrà dimenticato.
Saremo per sempre grati a Marina, anche sperando che il sogno possa ripartire.

Stefano Boato (nota per Eddyburg.it)

 

In una città che perde ogni anno migliaia di abitanti, ogni scomparsa è dolorosa. Ma la morte di Marina Zanazzo, giunta mercoledì al termine di una grave malattia, è un colpo quasi ferale per chi si ostina a sognare una Venezia diversa. Già meticolosissima studiosa di storia medievale e di fonti d’archivio, nel 2005 la Zanazzo dette vita alle edizioni Corte del Fontego, che in dieci anni hanno saputo dar voce, tramite una serie di agili libretti scritti dai maggiori esperti di ogni tema (i famosi “Occhi aperti su Venezia”, mai più di 36 pagine), a un vero pensiero alternativo sulla città lagunare. Un pensiero franco e libero, che per la penna di Stefano Boato, di Silvio Testa, di Paola Somma, di Mariarosa Vittadini, e di tanti altri capitani coraggiosi, non ha avuto paura di denunciare le assurdità e le corruttele del MoSE ben prima dei magistrati, né di additare le gravi responsabilità delle giunte Cacciari e Costa nella svendita di Venezia, né di smascherare le interessate ipocrisie che gravavano e gravano sullo scandalo delle Grandi Navi, sulla devastazione del Lido, sul Ponte di Calatrava, sulla Biennale, sul ruolo della famiglia Benetton, sulle speculazioni edilizie di Tessera, sul progetto del TAV in gronda lagunare, sul malgoverno dei flussi turistici, sulle violenze all’ecosistema lagunare; e su molti altri disastri inferti da una classe dirigente pavida e gretta, che spesso correva a incensare se stessa presso altri editori compiacenti (anzitutto la Marsilio di De Michelis) mentre la città affondava nell’incuria e nella corruzione. Tra i pochi volumi “lunghi” usciti presso Corte del Fontego, non a caso, si segnalano la biografia di Antonio Cederna (di F. Erbani), e le memorie tristi e civili di due grandi urbanisti della Venezia che fu, spazzata via dal modello-Cacciari con l’abolizione dei vincoli, la svendita ai privati e il trionfo dei b&b: il compianto Luigi Scano e il sempre attivo Edoardo Salzano. Quello che mancherà a tutti coloro che l’hanno conosciuta, e a tutti coloro che nel mondo amano Venezia, è la sapienza quasi maieutica di Marina nel coltivare e cristallizzare su pagina quel pensiero alternativo che troppe volte sfocia nella rabbia o nella rassegnazione, e invece ha disperato bisogno di una sintesi lucida, e lucidamente polemica.

Filippo Maria Pontani

Authored by: LR

There are 2 comments for this article
  1. Luca Velo at 10:48

    Marina lascia un vuoto difficilmente colmabile sul panorama culturale veneziano. Le sue idee, le sue intuizioni e le sue battaglie devono rimanere sempre vive testimonianze per il futuro di una città che fa così grande fatica a guardare avanti in modo alternativo e strutturale. Il bagaglio del suo progetto culturale rimane un patrimonio prezioso che non deve andare disperso. Con tutto il cuore, spero esso possa essere ottimizzato per costruire prospettive nuove e mantenere viva la sua straordinaria memoria.
    Ciao Marina.

  2. bepi at 6:42

    Ho incontrato Marina lo scorso Maggio in campo Santa Margherita. Ci siamo fermati a parlare e mi ha subito detto che intendeva fare un libretto su Poveglia, che sentiva di doverlo alla città. E alla domanda di come stesse di salute mi ha risposto a bassa voce – si è diffuso – per subito
    riprendere con il dirmi che le riunioni di Italia Nostra si tenevano ora a Corte del Fontego, a casa sua, e che avrei dovuto partecipare, anche perché abitavo li vicino.
    Questa era Marina, impegnata fino alla morte, creatrice e determinata, instancabile.
    Marina aveva una precisa idea di giustizia che riguardava innanzitutto Venezia, la sua città e gli scempi che di questa città si sono fatti o sono in progetto: il Mose, il Fontego, le crociere, l’isola di Poveglia, la Laguna……. Marina con la sua piccola casa editrice autofinanziata è un esempio di come si possano affrontare i problemi della città con mente aperta, con fiducia nella forza delle idee e credendo in un ideale di collaborazione intelligente dove studiosi provenienti da diverse branche del sapere e con diverse opinioni provano a dare il meglio di sé in modo chiaro e con rigore. Per Marina pubblicare era una ragione di vita. Era il modo per far crescere la società, aprirla, un modo forse un pò visionario con cui portava avanti un progetto per la sua città, Venezia, che cercava di realizzare con grande impegno e concretezza e anche con eleganza, giorno dopo giorno, libretto dopo libretto.
    Marina era attenta e appassionata. Le pubblicazioni di Corte del Fontego – la sua casa editrice – sono curate nei minimi particolari e sono tutte molto belle; le collane dei “libretti”, pur nella sobria e scarna semplicità della formula editoriale, sono affascinanti, e alcuni libretti sono tradotti in inglese, cosa non da poco con le forze disponibili.
    Marina leggeva e rileggeva i suoi libretti in bozze correggendo, limando. Ricordo che quando scrissi il libretto sulle crociere, dopo averlo letto e rivisto con lei, ero timoroso di portarle gli ultimi ennesimi cambiamenti che avevo fatto perchè so che ogni editore non può, per ovvi motivi, continuare a variare all’infinito. Ma Marina non era così: mi disse …”beh se continui a cambiare significa che sei entusiasta come lo sono io, continui a pensarci, e a me fa piacere perché mi interessa la qualità del prodotto e desidero che gli autori siano convinti del lavoro”. E ci mettemmo subito all’opera e al telefono con il suo stampatore, il tante volte invocato “Paolino”. Il lavoro non la spaventava di certo.

    Noi vogliamo che Marina continui a restare in noi, con i suoi ideali e, per quanto possiamo, faremo di tutto per tenerli in vita. Perché chi viene dopo possa dire: Marina non é morta perché continua a vivere nei cuori e nelle azioni di coloro che l’hanno amata.